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Essere Benedetto. La storia nella storia del Trittico dei Frari.

A Venezia il Rinascimento iniziò a radicarsi solo attorno alla seconda metà del Quattrocento, quando a Firenze questa corrente artistica era già giunta a maturazione. Ciò è legato al perdurare […]

Scritto da Federica Ciribì

Sono Architetto e Dottore di ricerca in Recupero Edilizio ed Ambientale. Sono abilitata all’insegnamento di “Arte e Immagine” e di “Disegno e Storia dell’Arte” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e all’insegnamento di “Costruzioni, tecnologia delle costruzioni e disegno tecnico” presso l’Università degli Studi di Pisa.

Pubblicato il 27 Marzo 2022

A Venezia il Rinascimento iniziò a radicarsi solo attorno alla seconda metà del Quattrocento, quando a Firenze questa corrente artistica era già giunta a maturazione. Ciò è legato al perdurare in Veneto della tradizione gotica. 

Qui, uno dei principali rappresentanti del Quattrocento fu senza dubbio Giovanni Bellini, detto anche il Giambellino, nato nel 1430 e morto nel 1516 e autore dell’opera qui analizzata. Egli si formò presso la bottega del padre, anch’egli pittore, e subì l’influenza di Andrea Mantegna, divenuto suo cognato, il quale lo spinse verso una nuova ricerca artistica.

Il Rinascimento Veneto fu diverso da quello fiorentino perché gli artisti veneti per loro indole e per tradizione pittorica rimasero sempre lontani dalla prospettiva teorizzata a Firenze da Brunelleschi e Leon Battista Alberti e messa in opera da artisti come Piero della Francesca, privilegiando una pittura più naturale e istintiva, meno rigida, legata all’esperienza visiva e senza troppi filtri razionali.

Il trittico dei Frari è un olio su tavola composto da tre pannelli in legno (quello centrale di 184 x 79 cm e quelli laterali di 115 x 46 cm) e rappresenta in maniera significativa la stagione culturale veneta di questo periodo perché riunisce sia la maturazione stilistica dell’autore che la sua abilità e competenza nel mantenere viva la tradizione dei luoghi. L’opera fu commissionata all’artista dai Pesaro nel 1485 e si trova nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, nella cappella di  famiglia. Nei pressi del Trittico è sepolta Francesca Tron, moglie di Pietro Pesaro, morta dieci anni prima della commissione dell’opera.

La Basilica di Santa Maria è una chiesa francescana dedicata alla Vergine Assunta in cielo e non a caso il trittico raffigura Maria in trono che tiene Gesù, raffigurato in piedi nell’atto di benedire. Nei pannelli laterali sono raffigurati quattro santi. A destra di Maria in primo piano c’è San Nicolò con la mitra verde, il pastorale e un libro aperto e in secondo piano San Pietro. A sinistra San Benedetto con una veste nera, anch’esso con libro e pastorale e poco dietro San Marco. Il trono su cui siede Maria è sopraelevato e in parte nascosto da due putti con strumenti musicali. Una scritta in latino dietro al trono dice: “O porta sicura del cielo, guida la mente, dirigi la vita / tutte le mie azioni siano affidate alla tua protezione” e rimanda immediatamente all’immagine della Madonna ma non solo. Tutto in quest’opera infatti parla della famiglia Pesaro. I quattro santi dipinti dal Bellini hanno i nomi dei quattro uomini di famiglia, dei tre figli Benedetto, Nicolò e Marco e di loro padre Pietro. Di queste quattro figure una sola guarda lo spettatore: Benedetto. Non è un caso. Benedetto Pesaro infatti fu il più valoroso combattente dei tre fratelli, e nel 1500 fu nominato “capitano generale da mar”, una carica che i veneziani riconoscevano al capitano in capo della loro flotta. Egli nel 1502 sconfisse i turchi nella battaglia di Santa Maura, unendo la sua flotta con quella di papa Borgia, guidata dal cugino Jacopo Pesaro che si farà dipingere da Tiziano nella celebre Pala Pesaro, anch’essa conservata nella Basilica di Santa Maria.

Questa opera è un esempio del significato profondo e complesso che l’arte aveva nel Rinascimento. Un’arte concepita non solo per emozionare lo spettatore (scopo principale dell’arte contemporanea) ma principalmente per commemorare una morte, chiedere la protezione di un valoroso guerriero e celebrarlo.

Dal punto di vista stilistico l’opera dimostra tutta la perizia di Bellini nel creare spazi tridimensionali realistici, impiegando la prospettiva per creare effetti illusori: la cornice in legno che ospita il trittico, probabilmente disegnata dallo stesso artista, prosegue all’interno del quadro, dando all’ambiente ove è posto il trono una profondità che sembra vera ma che in realtà è solo dipinta. L’impiego dell’oro nel catino absidale, anacronistico e decisamente lontano dalle soluzioni rinascimentali fiorentine, è probabilmente un omaggio alla tradizione veneta del mosaico.

La storia qui presentata è collegata a Perché é importante insegnare a distinguere iconografia e iconologia. Entrambi gli articoli presentano materiale scaricabile gratuitamente per svolgere i laboratori coi vostri ragazzi. Il materiale è destinato alla Scuola Secondaria di Primo Grado e non ha l’ambizione di esaurire l’argomento ma semplicemente di introdurre un modo diverso di fare storia dell’arte a scuola.

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  1. Perché é importante insegnare a distinguere iconografia e iconologia – Diario Visivo - […] possibile consultare la descrizione dell’opera di Bellini nell’articolo: Essere Benedetto. La storia nella storia del Trittico dei Frari dove…

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