Informazioni
- Docente/iFederica Ciribì
- ModalitàOnline
- LocalitàGoogle Meet
- Partecipanti max25
- Date del corsodal 30 Ottobre 2025 al 9 Gennaio 2026
- Durata (ore)6,0
- Scadenza iscrizioni27 Ottobre 2025
- Informazioni e iscrizionifederica@diariovisivo.it
- Costo50,00 €
Descrizione Laboratorio
Nel 1972 l’astronauta Harrison Jack Schmitt scattò dalla navicella spaziale Apollo 17 una fotografia della Terra tuttora ritenuta l’immagine più riprodotta di sempre. In questa immagine il nostro pianeta sembrava una “Blue Marble”, una biglia blu, dominata da specchi d’acqua intervallati da terre verdi. I contemporanei dissero che quella foto aveva cambiato la loro vita.
Nel 2012 la NASA realizzò una nuova versione di Blue Marble: non si trattava però di uno scatto dallo spazio bensì del fotomontaggio di una serie di immagini digitali prodotte da un satellite. Questa foto, costruita in modo da sembrare scattata da un punto specifico e in un preciso momento, non è reale. Nessuno dal 1972 ad oggi ha più potuto vedere il nostro pianeta dalla stessa prospettiva dell’equipaggio dell’Apollo 17, con il sole alle spalle e la terra in piena luce.
Cosa capiamo dall’analisi di queste due immagini?
Mentre lo storico Robert Poole ha definito la foto del 1972 “un manifesto fotografico per la giustizia globale”, lo studioso di visual culture, Nicholas Mirzoeff ha affermato che la versione di Blue Marble del 2012 è una buona metafora di come visualizziamo oggi il mondo: lo assembliamo partendo da frammenti, presupponendo che quello che vediamo sia corente ed equivalente alla realtà, al tutto, ma non è così.
E allora, come trasformiamo questa consapevolezza in pratica d’aula?
Ne parleremo in una serie di tre laboratori, con chi di voi avrà il piacere di lavorarci insieme a #diariovisivo.
Nel primo laboratorio, intitolato “Blue Marble: io dentro il Pianeta”, proporremo ai ragazzi di vedere prima di dire. Di dire con un lessico condiviso tra scienza e poesia, prima di scrivere. E scriveremo con un atto che sarà una messa a fuoco.
Lavorareremo sul ricalco di Leopardi per collegare l’io al noi planetario. In questo passaggio, la letteratura ci insegnerà a stare dentro la complessità visiva senza banalizzarla; la visual culture ricorda che ogni immagine è una costruzione situata, mai un assoluto.
Nel secondo laboratorio affronteremo un nodo cruciale del mondo delle immagini: “Come vedo me stesso”.
Anche in questo caso il percorso si aprirà con un’immagine dallo spazio, ossia il selfie di Aki Hoshide, scattato anch’esso nel 2012: ignorando lo spettacolo della Terra e della Luna, l’astronauta rivolge verso se stesso la macchina fotografica. Un selfie emblematico poichè in realtà ogni traccia dell’aspetto e della personalità di Hoshide scompare. Una foto inconcepibile nel 1972, dunque cosa è cambiato da allora ad oggi nel modo di percepire noi stessi?
Il terzo laboratorio sarà dedicato alla didattica della storia e sarà un’occasione per parlare di guerra e riflettere insieme sulle immagini di sterminio, morte e dolore che ogni giorno fanno capolino sui social, alla tv e sui giornali.
Il titolo di questo laboratorio sarà: “Come visualizzo la guerra”.
Se la visione è un terreno comune, perchè chi detiene il potere politico ha da sempre la pretesa di vedere il futuro del mondo in maniera diversa?
Tre date per tre laboratori: 30 ottobre (dalle ore 17 alle 19), 28 novembre (dalle ore 17 alle 19) e 9 gennaio (dalle ore 17 alle 19). Per lavorare insieme all’educazione dello sguardo: un esercizio per imparare che la realtà non è soltanto ciò che vediamo, bensì come lo vediamo, e che la poesia, quando è ben condotta, non addolcisce la realtà: la rende intellegibile.
Nel 2012 la NASA realizzò una nuova versione di Blue Marble: non si trattava però di uno scatto dallo spazio bensì del fotomontaggio di una serie di immagini digitali prodotte da un satellite. Questa foto, costruita in modo da sembrare scattata da un punto specifico e in un preciso momento, non è reale. Nessuno dal 1972 ad oggi ha più potuto vedere il nostro pianeta dalla stessa prospettiva dell’equipaggio dell’Apollo 17, con il sole alle spalle e la terra in piena luce.
Cosa capiamo dall’analisi di queste due immagini?
Mentre lo storico Robert Poole ha definito la foto del 1972 “un manifesto fotografico per la giustizia globale”, lo studioso di visual culture, Nicholas Mirzoeff ha affermato che la versione di Blue Marble del 2012 è una buona metafora di come visualizziamo oggi il mondo: lo assembliamo partendo da frammenti, presupponendo che quello che vediamo sia corente ed equivalente alla realtà, al tutto, ma non è così.
E allora, come trasformiamo questa consapevolezza in pratica d’aula?
Ne parleremo in una serie di tre laboratori, con chi di voi avrà il piacere di lavorarci insieme a #diariovisivo.
Nel primo laboratorio, intitolato “Blue Marble: io dentro il Pianeta”, proporremo ai ragazzi di vedere prima di dire. Di dire con un lessico condiviso tra scienza e poesia, prima di scrivere. E scriveremo con un atto che sarà una messa a fuoco.
Lavorareremo sul ricalco di Leopardi per collegare l’io al noi planetario. In questo passaggio, la letteratura ci insegnerà a stare dentro la complessità visiva senza banalizzarla; la visual culture ricorda che ogni immagine è una costruzione situata, mai un assoluto.
Nel secondo laboratorio affronteremo un nodo cruciale del mondo delle immagini: “Come vedo me stesso”.
Anche in questo caso il percorso si aprirà con un’immagine dallo spazio, ossia il selfie di Aki Hoshide, scattato anch’esso nel 2012: ignorando lo spettacolo della Terra e della Luna, l’astronauta rivolge verso se stesso la macchina fotografica. Un selfie emblematico poichè in realtà ogni traccia dell’aspetto e della personalità di Hoshide scompare. Una foto inconcepibile nel 1972, dunque cosa è cambiato da allora ad oggi nel modo di percepire noi stessi?
Il terzo laboratorio sarà dedicato alla didattica della storia e sarà un’occasione per parlare di guerra e riflettere insieme sulle immagini di sterminio, morte e dolore che ogni giorno fanno capolino sui social, alla tv e sui giornali.
Il titolo di questo laboratorio sarà: “Come visualizzo la guerra”.
Se la visione è un terreno comune, perchè chi detiene il potere politico ha da sempre la pretesa di vedere il futuro del mondo in maniera diversa?
Tre date per tre laboratori: 30 ottobre (dalle ore 17 alle 19), 28 novembre (dalle ore 17 alle 19) e 9 gennaio (dalle ore 17 alle 19). Per lavorare insieme all’educazione dello sguardo: un esercizio per imparare che la realtà non è soltanto ciò che vediamo, bensì come lo vediamo, e che la poesia, quando è ben condotta, non addolcisce la realtà: la rende intellegibile.





