La parola “Metamorfosi” ha origini greche ed indica la trasformazione di qualcosa in altro da sé. In natura è un meccanismo di crescita, positivo, che determina il raggiungimento dello stato adulto e della bellezza. Pensiamo al bruco che diventa farfalla, al seme che cresce e sarà albero, al torrente che diventerà fiume e poi mare. Anche la vita degli esseri umani è in continua trasformazione, in perenne movimento e questa sua prerogativa può essere vissuta come spazio di libertà e possibilità, ma anche come perdita della propria identità. Dunque, a seconda dello stato d’animo di una persona, il cambiamento può attrarre o intimorire ma è comunque affascinante. Lo ritroviamo in tutti i miti, da quello di Gilgamesh in cui il personaggio principale trasforma il suo amante in uccello a quello di Medusa che trasforma gli uomini in pietre. In realtà il cambiamento è l’essenza stessa della vita. Anche le cose che sembrano inanimate come un sasso, si modificano ad opera degli agenti atmosferici. Niente resta uguale a sé stesso, nemmeno le montagne, il mare, il cielo. Il movimento è intrinseco all’esistenza, è condizione naturale, inevitabile, misteriosa, quasi magica. A volte occorre affidarsi a questa magia, accettarne la precarietà cogliendone i punti fermi, guardando ciò che è stato e sognando ciò che sarà ma con la consapevolezza che siamo solo ciò che siamo: un divenire. Il laboratorio nasce da una domanda: è possibile raccontare la propria ideale trasformazione attraverso le parole e le immagini? Certamente. Si tratta forse solo di cogliere quegli “incantesimi” che accadono ogni giorno intorno a noi aprendo gli occhi su noi stessi e sugli altri.
