“The Steerage” è una foto del 1907 di Alfred Stieglitz, che egli scattò durante il viaggio di ritorno dagli Stati Uniti.
Lui, un giovane annoiato di prima classe, fu a un certo punto attirato da un cappellino di paglia giallo (l’uomo sul ponte in alto, al centro, che guarda in basso) in mezzo ai corpi ammassati di terza classe e decise così di fare questo scatto. L’immagine è passata alla storia come la prima “fotografia diretta”, per distinguerla da quella “pittorica” di cui fino ad allora Alfred era stato uno dei massimi esponenti. Un capolavoro per caso insomma, perché a differenza di altri suoi coetanei, pare che a Stieglitz non interessasse documentare gli aspetti disumani di queste traversate.
Una foto che fa pensare molto in questi giorni. Soprattutto se riflettiamo che questi europei stavano tornando a casa e non stavano viaggiando verso la speranza. Ed accettavano di viaggiare in quelle condizioni.
Poco si parla del numero di imbarcazioni in partenza dall’Europa che non riuscirono ad attraversare l’Atlantico e non arrivarono mai nel nuovo continente. Poco si dice dei nostri compaesani che rimanevano là con visti temporanei perché magari erano artigiani impegnati in lavorazioni altamente qualificate all’interno del settore edile (come l’ebanisteria) e che a fine cantiere venivano rispediti a casa. Oppure non avevano superato i rigorosi controlli medici e dei funzionari dell’immigrazione. Poco si dice di quelli che presi dalla disperazione, piuttosto che tornare in Europa, provavano a scappare gettandosi nelle acque di Ellis Island e lì perdevano la vita. Nel museo dell’immigrazione a New York tante le valigie chiuse degli italiani. Sigillate. Mai aperte. Senza un padrone.
Tante le scarpe sulle nostre spiagge. E i biberon anche. Ma lo stesso non impariamo. Dalla storia, non tutti impariamo.




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