“La mia rivoluzione” è un laboratorio che sperimento da anni nelle mie classi e nei corsi per adulti.
Questo lavoro ha diversi obiettivi che riguardano sia la decodifica di alcuni segni nella lettura delle immagini (quindi potremmo parlare di iconologia nell’interpretazione dell’opera d’arte) che la comprensione del linguaggio del corpo.
Riconoscere il linguaggio non verbale equivale ad attribuire al nostro corpo la capacità di comunicare e ciò risulta fondamentale nella vita di relazione. Significa altresì sviluppare empatia e attenzione verso gli altri attraverso l’osservazione dei gesti, delle posture e delle espressioni facciali e interpretare in modo consapevole i segnali corporei altrui, evitando fraintendimenti e promuovendo il rispetto. Inoltre, collegare i segni del corpo alla dimensione artistica, aiuta nella comprensione delle opere d’arte figurativa.
Passando da un piano interpretativo a uno autoriflessivo, questo laboratorio può risultare utile per ragionare sul proprio linguaggio del corpo, per diventare più consapevoli dell’effetto che produciamo sugli altri, coltivando così un clima di classe più inclusivo, in cui anche chi comunica poco con le parole venga visto e ascoltato.
Il percorso prende spunto dal gesto del pugno alzato sopra la spalla che nella nostra società è universalmente riconosciuto come simbolo di “rivoluzione”. Ma non solo.
Cenni storici
Qual è la storia di questo e tanti altri gesti della mano che ritroviamo nelle nostre opere d’arte?
Uno dei primi esempi di figura che brandisce il pugno al di sopra della spalla, è il dio nano Bes, noto per la sua ferocia e l’abilità nel combattere demoni e spiriti maligni. In origine Bes proteggeva il faraone ma nel tempo divenne protettore della gente comune e iniziò ad essere raffigurato su oggetti domestici o sulle pareti delle case per difendere chi vi abitava. Spesso Bes impugna un coltello o un bastone: il significato non cambia. In queste figure l’osservatore vede le dita del pugno chiuso, non le nocche.

In linea del tutto generale, quando possiamo osservare, come nel caso del dio Bes, che un soggetto esibisce il pugno, l’intento è comunicare una minaccia. Si tratta di un tipico “moto intenzionale”, ossia un’azione che indica ciò che la persona ha intenzione di fare. Quando il pugno è posto al sopra della spalla, il gesto è automatico e istintivo.
Alcuni studi condotti negli asili nido rivelano che questo atteggiamento del corpo sia “naturale” e più frequente proprio nei soggetti più giovani e/o più impulsivi.
Quando invece il pugno è brandito all’altezza della spalla, poco al di sopra o poco al di sotto, il gesto acquisisce un significato completamente diverso dal precedente: si tratta infatti di un gesto intenzionale, più sofisticato, che il soggetto ha “imparato”. I pugni in orizzontale sono i colpi dei lottatori professionisti, sono più diretti e efficaci.
Un’acquaforte della fine del Settecento codifica la postura tipica del pugile professionista: si tratta di un ritratto di Daniel Mendoza, opera di James Gillray. Fu proprio questo sportivo a “inventare” questa posa: gambe divaricate, pugni alzati davanti al petto, allo stesso tempo in segno di difesa e di minaccia.

Nel XX secolo il pugno umano alzato è diventato non solo un simbolo di minaccia che prelude all’aggressione (istintivo), ma anche un simbolo di lotta a sostegno di ideologie (intenzionale). Fu utilizzato in particolare dal Partito comunista in Russia e divenne un’immagine iconica su molti manifesti. Anche il leader Lenin si fece raffigurare con un pugno chiuso rigidamente sollevato. In alcune immagini utilizzate per la propaganda, il pugno alzato stringe una falce e/o un martello per simboleggiare la rivoluzione che vede uniti lavoratori agricoli e operai dell’industria.

Laboratorio
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Il laboratorio prende avvio a partire dall’ultima immagine proposta ed è introdotto dalla lettura ad alta voce del brano La mia rivoluzione, tratto da Oratorio bizantino di Franco Arminio. Durante l’ascolto, i partecipanti sono invitati a sottolineare nel testo tutte le parole e le frasi che suscitano in loro una risonanza emotiva o personale. Questi elementi linguistici diventeranno materiale di lavoro per la fase conclusiva del percorso.
Terminato questo momento di ascolto e autoriflessione, i partecipanti iniziano a comporre la propria pagina di Diario Visivo, partendo dal disegno di un pugno chiuso e mantenendo un contatto costante con il proprio sentire interiore. Questa fase grafico-pittorica, oltre a favorire l’espressione simbolica, consente di canalizzare e rilasciare parte dell’energia emotiva attraverso il gesto e il colore.
Si prosegue quindi con la fase di scrittura, per la quale è stata scelta la tecnica del ricalco che stimola un dialogo creativo con il testo di partenza. In questo caso, il brano proposto è un adattamento di A me stesso tratto da Leaves of Grass di Walt Whitman, selezionato per la sua capacità di favorire introspezione e autoaffermazione.
Le diapositive allegate ripercorrono sinteticamente le tappe principali del laboratorio.
Le foto invece, documentano alcuni lavori realizzati dai partecipanti durante l’edizione online di questo laboratorio, svoltasi nel mese di maggio 2025. Desidero esprimere un sentito ringraziamento a tutte le persone che hanno preso parte all’esperienza, condividendo con generosità le proprie riflessioni e creazioni: la varietà di questi lavori dimostra l’efficacia di un metodo che ha come finalità il perseguimento delle life skills.





















Un ponte con le Indicazioni Nazionali 2025
Dal punto di vista psicologico e pedagogico, la struttura del laboratorio si fonda su tre pilastri:
Ascolto ed attivazione emotiva
Come evidenzia Simone Giusti (nel capitolo “La lettura ad alta voce come esperienza estetica”, in La lettura ad alta voce condivisa, a cura di F. Batini, Il Mulino 2023) la lettura ad alta voce genera un’esperienza estetica complessa: la voce stessa, le modalità comunicative e l’ascolto condiviso diventano parte integrante della ricezione e della risonanza emotiva. La scelta dei testi e l’ascolto attento di parole che “risuonano”, così come proposto nell’esercizio inizale sul brano di Franco Arminio, attivano i processi cognitivi e stimolano la consapevolezza linguistica ed emotiva nelle persone coinvolte.
Espressione grafico-simbolica
Il disegno iniziale del pugno chiuso (che può essere fornito sotto forma di fotocopia per garantire l’accessibilità e favorire la partecipazione inclusiva) possiede una valenza simbolica universale, associata a forza, resistenza e determinazione.
Nell’ambito dell’arteterapia, tale atto grafico si configura come un potente strumento di espressione e rielaborazione emotiva. Secondo Cathy A. Malchiodi (Art Therapy and Health Care, 2012), l’attività grafica permette di esternare contenuti emotivi e memorie implicite difficilmente accessibili attraverso il linguaggio verbale, facilitando la transizione da una condizione di tensione interna a una rappresentazione figurativa attiva, in grado di favorire processi di integrazione cognitiva ed emotiva.
Questo principio trova riscontro anche nelle ricerche di Edith Kramer e Margaret Naumburg, pioniere dell’arteterapia, che hanno evidenziato come la produzione artistica possa costituire un “ponte” tra vissuto interno e narrazione, stimolando un processo catartico e al tempo stesso strutturante. In ambito pedagogico, studi recenti confermano che la mediazione simbolica del segno e dell’immagine facilita nei partecipanti la consapevolezza emotiva e la ristrutturazione narrativa dell’esperienza.
Scrittura a ricalco
La tecnica del ricalco, applicata al testo poetico di Walt Whitman, consente un’esperienza di scrittura che non nasce dal “vuoto”, ma si sviluppa in dialogo con un contenuto preesistente. In tal modo si attiva un terreno fertile in cui l’apprendimento è sostenuto da un “altro”, in questo caso il testo, che funge da impalcatura creativa. Questo approccio favorisce sia la rielaborazione personale sia la costruzione di significato, integrando processi cognitivi, emotivi e linguistici.
Tale metodologia si inserisce coerentemente nella cornice delle Indicazioni Nazionali 2025, le quali sottolineano il valore dell’educazione alla cittadinanza attiva, alla consapevolezza di sé e alla creatività come competenze chiave per la formazione integrale della persona.
Come evidenzia Semir Zeki in La visione dall’interno. Arte e cervello (2007, Bollati Boringhieri editore), la fruizione e la produzione artistica attivano la corteccia visiva e le aree associative, stimolando la plasticità cerebrale e la capacità di integrare percezioni, emozioni e concetti astratti. Parallelamente, Lamberto Maffei, in Elogio della lentezza (2011, Il Mulino), sottolinea come un approccio lento e consapevole alla creazione e alla fruizione estetica potenzi i circuiti neuronali deputati all’osservazione, alla riflessione e alla comprensione profonda, favorendo così processi di adattamento, apprendimento e crescita personale.





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