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Quelle come me – Le artiste di Plinio il Vecchio

Scritto da Federica Ciribì

Sono Architetto e Dottore di ricerca in Recupero Edilizio ed Ambientale. Sono abilitata all’insegnamento di “Arte e Immagine” e di “Disegno e Storia dell’Arte” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e all’insegnamento di “Costruzioni, tecnologia delle costruzioni e disegno tecnico” presso l’Università degli Studi di Pisa.

Pubblicato il 27 Novembre 2023

Le testimonianze della pittura greca sono andate in gran parte perdute: resta qualche traccia di quella murale ma della pittura da cavalletto non è giunto a noi nulla poiché era uso dipingere su legno, un materiale molto deperibile. Questa perdita ha portato con sé la scomparsa dei capolavori di cinque pittrici greche classiche ed ellenistiche.

È Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.) nel suo Naturalis Historia a parlarci di loro e a descrivere le loro opere.

Si tratta di figlie d’arte, cresciute nelle botteghe del padre. Esse si dedicarono alla pittura di temi sacri ma anche a ritratti, nature morte e scene di genere.

Timarete, figlia di Mikon il Minore, pittore siracusano vissuto nel III sec. a.C., dipinse un quadro dedicato ad Artemide, dea della caccia, degli animali selvatici e della foresta.

Miniatura di Timarete tratta dalle illustrazioni del De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio

Miniatura di Irene tratta dalle illustrazioni del De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio

Aristarete, figlia di Nearkos, dipinse Esculapio, dio della Medicina: Plinio non riporta alcun dato biografico su di lei. 

Irene, figlia di Cratino, visse tra il III e il II sec. a.C. e dipinse il ritratto di una fanciulla, forse Proserpina.

Kalypso si specializzò nel ritratto di anziani, maghi e ballerini che seppe connotare rappresentando le emozioni e quindi il loro lato più umano.

Iaia di Cizico, forse una sacerdotessa, attiva a Roma nel I sec. a.C., divenne famosa per la velocità con cui sapeva fare i ritratti. 

Olympias è ricordata perché divenne insegnante di pittura ed ebbe allievi maschi, cosa talmente straordinaria che Plinio ritenne importante segnalarlo sul suo testo.

Di Timarete e di Irene parla anche Giovanni Boccaccio nel suo De mulieribus claris (italiano: Le donne famose), opera composta in latino tra il 1361 e il 1362, che raccoglie le biografie di 106 donne famose dell’Antichità e del Medioevo.

Chissà di quante altre artiste avrebbero potuto parlarci Plinio e Boccaccio. Chissà quante delle opere che ammiriamo nei musei furono realizzate da donne. Il dubbio diventa certezza se ci soffermiamo ad osservare il vaso a figure rosse su fondo nero attribuito al cosiddetto Pittore di Leningrado e datato al V sec. a.C.. Egli raffigurò una bottega d’artista e incluse tra gli artigiani intenti a decorare i vasi anche una donna: impegnata a dipingere, capelli raccolti sulla nuca, comodamente seduta nella stanza di una vasaio (e infatti sulla sua testa sono appesi diversi vasi), questa figura femminile ci conferma e documenta la presenza delle donne al fianco degli uomini protagoniste della produzione artistica.

Pittore di Leningrado, Hydria attica a figure rosse, 470-460 a.C., Vicenza, Collezione privata Banca Intesa San Paolo

Laboratorio

Qui sotto trovate la sesta scheda del colouring bookQuelle come me”, stampabile su un foglio A4.

Nell’immagine a sinistra potete vedere un particolare della miniatura dedicata a Timarete, tratta dal De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio (1361-1362).

Nell’immagine a destra, tratta dal medesimo testo, l’immagine di Irene.

Ora che conoscete la storia delle artiste di Plinio il Vecchio, potete divertirvi a colorare questi due disegni e fare una piccola galleria d’arte in classe dedicata a “Quelle come me”, o una doppia pagina nel vostro Diario Visivo. In questo modo le artiste invisibili che scegliamo di conservare staranno con noi e dentro di noi e favoriremo la diffusione di una storia dell’arte fondata su una vera parità di genere. Buon lavoro!

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