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Il segreto della Casa Gialla

Vincent van Gogh e Paul Gauguin sono due degli artisti post impressionisti più conosciuti. Per un periodo brevissimo della loro esistenza furono colleghi e condivisero un atelier. Essi rappresentano un […]

Scritto da Federica Ciribì

Sono Architetto e Dottore di ricerca in Recupero Edilizio ed Ambientale. Sono abilitata all’insegnamento di “Arte e Immagine” e di “Disegno e Storia dell’Arte” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e all’insegnamento di “Costruzioni, tecnologia delle costruzioni e disegno tecnico” presso l’Università degli Studi di Pisa.

Pubblicato il 30 Marzo 2023

Vincent van Gogh e Paul Gauguin sono due degli artisti post impressionisti più conosciuti. Per un periodo brevissimo della loro esistenza furono colleghi e condivisero un atelier. Essi rappresentano un interessante esempio di come partendo da studi simili e dalla lezione degli impressionisti si possa giungere a maturare due stili completamente diversi.

Le origini

Van Gogh nacque il 30 marzo 1853 a Zundert, in Olanda, primo di sei figli, in una famiglia molto religiosa. Suo padre era pastore protestante. Egli crebbe secondo rigidi e severi valori cristiani e borghesi, dimostrando fin da giovane un temperamento ribelle e instabile.

Gauguin nacque a Parigi il 7 giugno 1848. Sua madre era di origini spagnole ma i suoi parenti avevano vissuto in Perù. Suo padre era un giornalista che parteggiava per i Repubblicani. Quando salì al potere Napoleone III, la famiglia fu costretta a trasferirsi in Perù. Paul crebbe a Lima, all’epoca poco più di un paese, colorato e tranquillo. La dimensione esotica di quei luoghi lo accompagnerà per tutta la vita.

I primi contatti con l’arte

Il primo contatto con l’arte per Vincent fu l’impiego presso la Goupil & Cie, una compagnia con filiali in diverse nazioni che si occupava di arte internazionale, pubblicando e riproducendo opere. Fu dipendente dal 1869 al 1876 quando fu licenziato: aveva maturato un atteggiamento avverso al commercio dell’arte, alla mercificazione delle opere, provocando l’allontanamento di clienti. Dal 1876 al 1881 tentò la carriera del padre ma anche quella strada non si rivelò giusta per lui. Fu così che nel 1881, su consiglio di suo fratello Theo, intraprese la strada della pittura. Le sue prime opere furono copie di pittori realisti, aventi per soggetto la vita nei campi. Realizzò anche un centinaio di “teste di persone”, come le chiamava lui, ossia disegni, non ritratti, principalmente di contadini, nei quali cercava di raffigurare i concetti di fatica e povertà. I quadri di questo periodo, come il celebre “I mangiatori di patate” sono caratterizzati da toni cupi e da un senso di tristezza che non li rese vendibili. Nel 1886 si spostò nella capitale francese, dove viveva il suo amato fratello. Aveva già 33 anni e sperava di potere approfittare della posizione di Theo, a capo degli uffici della Goupil & Cie a Parigi, per entrare ufficialmente nel mercato dell’arte. Restò in città fino al 1888 e in questi due anni il suo stile cambiò radicalmente: incontrò la luce degli Impressionisti, un diverso modo di stendere il colore, e lentamente iniziò a dipingere i quadri per cui tutti lo conosciamo.

Vincent van Gogh, I mangiatori di patate, 1885, Olio su tela, Amsterdam, Rijksmuseum Vincent Van Gogh

Il primo contatto di Paul con l’arte avvenne grazie a Gustave Arosa, compagno di sua mamma, dopo la morte del papà. Egli era un uomo di cultura, amante dell’arte, e collezionava opere delle Avanguardie. 
La famiglia di Gauguin era tornata a Parigi nel 1861. Paul era un giovane poco incline allo studio e così aveva deciso di tentare la carriera militare all’interno dell’Accademia Navale. Non fu ammesso a causa degli scarsi profitti scolastici e si imbarcò come allievo pilota su un mercantile. Girò il mondo: poté ritornare in Perù, scoprì Rio de Janeiro e visitò anche l’India. Al ritorno in patria però, scoprì che sua madre era morta e che Arosa era stato nominato esecutore testamentario. Il patrigno propose a Paul di seguirlo negli affari e gli trovò un impiego come commesso presso un’agenzia di cambio. Paul dimostrò scaltrezza e intuito nel suo lavoro e fu presto in grado di disporre di sufficienti quantità di denaro per speculare in proprio ma anche per seguire Arosa negli investimenti nel campo dell’arte. La pittura diventò per lui fonte di gioia, tanto da volere lui stesso iniziare a dipingere e si iscrisse all’Accademia Colarossi. A partire dal 1879 partecipò alle mostre impressioniste, continuando però a lavorare nel mondo della finanza. Solo a partire dal 1883, quando fu licenziato a causa della crisi economica, che iniziò a dedicarsi esclusivamente all’arte. Il suo progetto di mantenere sé e la propria famiglia dipingendo però, non decollò e fu lasciato dalla moglie. Si spostò quindi prima in Bretagna e poi in Martinica, colonia francese ubicata nelle Antille, alla ricerca di un costo della vita inferiore ma anche e soprattutto alla ricerca di luoghi incontaminati, come quelli in cui aveva trascorso l’infanzia, lontano dalla frenesia di Parigi. In Bretagna collaborò con un gruppo di artisti che traendo ispirazione dalle vetrate gotiche, stendeva il colore a grandi campiture piatte, dentro spessi contorni neri: questa arte fu detta cloisonnisme. In Martinica trovò la luce e i colori che cercava e lentamente attraverso questi viaggi maturò uno stile personale. Da queste influenze diverse nacquero opere come La visione dopo il sermone del 1888.
Durante uno dei suoi spostamenti a Parigi per provare a piazzare i suoi quadri, Paul conobbe Theo van Gogh che rimase colpito dal suo lavoro e acquistò alcune sue opere. 

Paul Gauguin, La visione dopo il sermone, 1888, olio su tela, Edimburgo, National Gallery of Scotland

L’incontro e l’atelier nella Casa Gialla ad Arles

Nel febbraio del 1888 Van Gogh si spostò in Provenza ad Arles.
Qui, nell’ottobre dello stesso anno lo raggiunse Gauguin, convinto da Theo con il quale aveva stipulato una sorta di contratto: uno stipendio di centocinquanta franchi in cambio di un quadro ogni mese e il pagamento delle spese di soggiorno. 
I due si sistemarono nell’atelier nella Casa Gialla dove viveva Vincent ma la convivenza non fu facile.
Mentre van Gogh apprezzava il paesaggio del Sud e le opere del suo nuovo compagno, Gauguin non riusciva ad ambientarsi e iniziò così a maturare il sogno di tornare nei tropici: egli non tollerava la vita quasi monastica dell’amico olandese e non sapeva gestire la sua instabilità mentale. Le discussioni tra i due erano numerose e divergevano anche circa i fondamenti dell’arte che per van Gogh doveva partire dall’osservazione della natura mentre per Gauguin dai percorsi dell’immaginazione. La loro convivenza terminò tragicamente nel dicembre dello stesso anno: al culmine di una lite furiosa van Gogh girò verso di sé un taglierino con il quale aveva minacciato l’amico e si tagliò un orecchio. Il giorno dopo Paul lasciò Vincent e Arles.
La verità sull’accaduto rimarrà per sempre un segreto racchiuso all’interno delle mura della Casa Gialla. L’unica versione conosciuta della storia infatti, fu quella raccontata in una lettera da Paul e Theo. Vincent non ricordò mai cosa fosse realmente successo. Ricoverato in una clinica psichiatrica a Saint-Rémy, fu curato per attacchi epilettici. Studi più recenti fanno pensare che si trattasse piuttosto di episodi psicotici o disturbi di personalità.

Vincent van Gogh, Casa gialla, 1888, olio su tela, Amsterdam, Van Gogh Museum

Gli ultimi anni

Vincent continuò a dipingere anche in clinica e l’arte fu per lui un sollievo e una cura. Quando fu dimesso si trasferì a Auvers-sur-Oise, a Nord di Parigi, per essere più vicino a Theo. Visse lì solo 70 giorni, realizzando ben 80 quadri. Non fu per lui di alcun sollievo il fatto che la sua arte iniziasse ad essere apprezzata e il 27 luglio 1890 si sparò un colpo al cuore. Morì tre giorni dopo, assistito da suo fratello e fu sepolto nel cimitero della piccola città.

Vincent van Gogh, Notte stellata, 1889, olio su tela, New York, The Museum of Modern Art

Dopo la fuga da Arles e due anni trascorsi tra la Bretagna e Parigi, la passione per i viaggi tornò a farsi viva in Gauguin e fu così che nel 1891 si imbarcò per Tahiti. In un soggiorno di due anni produsse la maggior parte dei quadri per i quali oggi è apprezzato nel mondo. Dal 1893 al 1895 visse di nuovo nella capitale francese: vi fece ritorno sperando di vendere le sue opere e sistemare la sua situazione economica ma la mostra per lui organizzata non ebbe successo. Tornò quindi definitivamente a Tahiti, dove morì all’età di 55 anni.

Paul Gauguin, Aha oe feii?, trad. Come! Sei gelosa?, 1892, olio su tela, Mosca, Museo Puskin

Una curiosità su Vincent

Per anni si è ritenuto, erroneamente, che Campo di Grano con volo di corvi, del 1890, abbia rappresentato il testamento di van Gogh. Questo perché si riteneva che fosse l’ultima opera da lui dipinta e la suggestione dei corvi, il cielo scurissimo facevano presagire l’imminente suicidio. In realtà studi più recenti hanno dimostrato che proprio di suggestioni si sia trattato. Questo quadro e Radici d’albero, sempre del 1890, sono stati dipinti contemporaneamente, nell’arco di pochi giorni, a Auvers-sur-Oise. E sono opere completamente diverse che ci fanno anche comprendere i problemi psichiatrici di Vincent che alternava momenti di lucidità e controllo a momenti di forte depressione e scarso autocontrollo.
Radici d’albero raffigura uno scorcio di natura esistente dipinto con una tavolozza di colori luminosi e a tratti irrealistici: questa opera rappresenta l’ultima ricerca del pittore che aveva trovato nel colore il modo più immediato per esprimere i suoi sentimenti.
Campo di grano con volo di corvi è uno di diversi quadri dedicati a quello stesso tema, a quello stesso campo, quello con i colori più cupi. Non l’ultimo quadro a Auvers-sur-Oise dunque, semplicemente il più scuro dei suoi ultimi 70 giorni di vita.
Caro Vincent, il tuo dolore ci è caro.

Vincent van Gogh, Radici d’albero, 1890, olio su tela, Amsterdam, Van Gogh Museum

Vincent van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, 1890, olio su tela, Amsterdam, Van Gogh Museum

Una curiosità su Paul

Uno dei suoi autoritratti più celebri, Autoritratto con il ritratto di Emile Bernard, del 1888, gli fu commissionato da van Gogh. Vincent si trovava ad Arles, in Provenza, ed era curioso di sapere come procedevano le sperimentazioni artistiche dei suoi colleghi che erano rimasti a Parigi. Fu così che Gauguin si fece questo ritratto e glielo spedì. Emile Bernard era un artista molto apprezzato sia da Paul che da Vincent, appartenente al cloisonnisme

Paul Gauguin, I miserabili o Autoritratto con ritratto di Emile Bernard, 1888, olio su tela, Amsterdam, Van Gogh Museum

I diari e le lettere

Questi due artisti non ci hanno lasciato solo le loro opere, ci hanno anche lasciato numerosi documenti scritti che ci aiutano a capire meglio il loro pensiero e il loro sentimento per l’arte.

Le lettere scritte da Vincent van Gogh costituiscono una sorta di diario, composto da oltre 800 scritti, la maggior parte dei quali indirizzati a Theo, dai quali è possibile ricavare uno spaccato autentico della vita del pittore ma anche del suo processo creativo. Purtroppo Vincent non conservò le lettere ricevute da suo fratello quindi questa corrispondenza non è completa.

Vincent Van Gogh, Lettere a Theo, 1872-1890

Vincent van Gogh, La camera ad Arles, 1888, olio su tela, Amsterdam, Van Gogh Museum

In alcuni scritti è possibile riconoscere disegni a penna di quelle che poi diventeranno sue celebri opere: I mangiatori di patate ad esempio, ma anche La camera da letto ad Arles o Il seminatore, uno dei suoi primi lavori, ripreso dal realista Millais, tema ripetuto numerose volte.

Vincent van Gogh, lettere a Theo, 1872-1890

Vincent van Gogh, lettere a Theo, 1872-1890

Vincent van Gogh, Il seminatore, 1889, olio su tela, collezione privata

Jean-François Millet, Il seminatore, 1850, olio su tela, Boston, Museum of Fine Arts

Noa noa, composto tra 1893 e il 1903, è un racconto autobiografico, scritto in forma di diario, che racconta il soggiorno di Gauguin a Tahiti e nello stesso tempo mette a nudo la sua figura di artista ribelle e selvaggio che si era ritirato in mezzo alla natura.

Paul Gauguin, Noa Noa, 1893-1903, Inchistro, acquerello e collage su carta, 200 pagine circa, lingua francese

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