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Mettere l’àncora alle parole nel proprio Diario Visivo

Avete mai pensato al Visivo come luogo ove mettere l’àncora alle parole del nostro cuore? Avete mai pensato al Visivo come luogo in cui ormeggiare l’anima? Perché è esattamente questo che è ed è per questa che oggi vorrei consigliare a chi di voi mi segue ed ha un Visivo questo splendido esercizio di . Non è farina del mio sacco, questo lavoro mi è stato ispirato dal bellissimo libro di Alessandro D’Avenia “Ciò che inferno non è”.

Immagino che seguendo i miei consigli, abbiate riversato il vostro per l’ ed il vostro bisogno di esprimervi su una o più pagine in cui avrete fatto dei colori che vi fanno stare bene e che esprimono il vostro . Oggi vi propongo di completare una o due di queste pagine con una poesia scritta da voi, alla stregua di quello che fa Federico, il protagonista del romanzo di D’Avenia, un romanzo intenso, poetico, adatto sia a noi che ai nostri figli adolescenti.

Mettere l'àncora alle parole nel proprio Diario Visivo

Senza fare lo spoiler, poiché non vorrei rovinarvi l’incanto di questo libro, vi anticipo solo che il protagonista di questo racconto è un adolescente a cui gli amici hanno affibbiato il soprannome “poeta”.
In un passaggio importante della narrazione Federico dice: “Mi piace cercare le parole giuste. Le parole e il loro suono mi salvano. L’ho scoperto alle elementari, quando tutto è appunto elementare: con le parole metto l’àncora a tutte le cose che se ne vanno alla deriva nel mare che è dentro il cuore, le ormeggio nel porto della testa. Solo così smettono di sbattere tra loro, di arenarsi, di spaccarsi.”

Mettere l'àncora alle parole nel proprio Diario Visivo

Sono cinque le parole giuste che secondo Federico ognuno di noi dovrebbe avere per “dire come respiriamo”. Le sue cinque parole sono: vento, luce, ragazza, silenziosamente, benché. E lui con queste cinque parole scrive una poesia per ormeggiare la sua anima in un porto sicuro. Egli scrive:

“Dove sei tu che puoi cucirmi l’anima 
silenziosamente?
Ragazza piena di luce, 
puoi tu rammendare un ragazzo 
fatto di vento?
Io cerco il tuo nome, 
benché tu non l’abbia.”

Il mio consiglio di oggi per il vostro Visivo, è proprio di ritagliarvi un attimo per cercare cinque parole che indichino “come respirate” e lavorando su queste cinque parole, provare a scrivere una poesia come ha fatto Federico. Vi sorprenderete di come parole apparentemente lontane abbiano in realtà un legame all’interno del vostro cuore e di come la poesia sia in grado di ormeggiare la vostra anima in un porto sicuro. 

Buon lavoro e…aspetto le vostre poesie!

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