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Perché é importante insegnare a distinguere iconografia e iconologia

La domanda che ogni insegnante di arte si pone, tra le altre, è quando sia il momento opportuno per introdurre la differenza tra iconologia ed iconografia. “Le parole sono importanti” […]

Scritto da Federica Ciribì

Sono Architetto e Dottore di ricerca in Recupero Edilizio ed Ambientale. Sono abilitata all’insegnamento di “Arte e Immagine” e di “Disegno e Storia dell’Arte” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e all’insegnamento di “Costruzioni, tecnologia delle costruzioni e disegno tecnico” presso l’Università degli Studi di Pisa.

Pubblicato il 27 Marzo 2022

La domanda che ogni insegnante di arte si pone, tra le altre, è quando sia il momento opportuno per introdurre la differenza tra iconologia ed iconografia. “Le parole sono importanti” direbbe Marco Balzano, e io ho l’impressione che molto spesso facciano più paura a noi adulti che ai ragazzi.  Personalmente inizio ad introdurre la discussione sulla differenza tra questi due termini quando presento il tributo di Masaccio ed è sempre il Rinascimento a offrirmi l’occasione per spiegare questo argomento.

Io credo che sia importante insegnare ai ragazzi a distinguere tra iconologia e iconografia perché questo tema ci permette di farli riflettere sulla differenza tra “guardare senza capire” e “vedere sapendo”.

Io lavoro così.

Dopo avere presentato Piero della Francesca ed in particolare il Dittico dei Coniugi Montefeltro, oltre che l’omonima Pala, mostro ai ragazzi il Ritratto di Federico da Montefeltro e del figlio Guidobaldo di Pedro Berruguete, del 1476/77.

Mostro il quadro senza dare nessun tipo di informazione, né sul titolo, né sull’autore. Chiedo quindi a loro di descrivere oralmente l’opera. Tutti riconoscono il Signore di Urbino. Riflettiamo quindi insieme sulla differenza che esiste tra “guardare e descrivere” un’opera e “conoscere” alcune informazioni essenziali relative all’opera stessa.

Se noi non avessimo conosciuto nulla di quest’opera, nè titolo, nè autore, nè altro, dal punto di vista iconografico lo avremmo descritto più o meno con queste parole: 

Sulla destra del quadro un uomo di mezza età è seduto su una sedia in legno con un alto schienale. Egli indossa l’armatura, in parte coperta da una mantella di broccato rosso e da una pelliccia di ermellino. Ha la gamba sinistra distesa, una spada legata alla vita e al suo fianco, sul pavimento, è posato un elmo. Appoggiato alla gamba destra di questo uomo è possibile osservare, leggermente arretrato, un bambino in abiti eleganti, che impugna un bastone. L’uomo sta leggendo un grande libro e sulla testa del bambino è possibile riconoscere una mensola con appoggiato un copricapo ecclesiastico.

Nel momento in cui di questa opera conosciamo l’autore e il titolo, ma anche prima nel momento stesso in cui riconosciamo il naso ferito del Signore di Urbino, poiché lo abbiamo già visto in altre immagini, la nostra descrizione iconografica si arricchisce di dettagli iconologici, ossia riferibili non a ciò che vediamo ma a ciò che conosciamo del protagonista. 

E allora la descrizione del medesimo quadro potrà diventare questa: 

“Sulla destra del quadro è dipinto Federico Montefeltro, seduto su un trono con un alto schienale. Egli indossa l’armatura, in parte coperta da una mantella di broccato rosso e da una pelliccia di ermellino, sovrastata a sua volta da un collare del medesimo pelo, onorificenza conferita al duca dal Sovrano di Napoli nel 1474. Egli ha la gamba sinistra distesa e mette in mostra la giarrettiera, onorificenza nobiliare riconosciutagli dal re d’Inghilterra sempre nel 1474. Inoltre è possibile osservare una spada legata alla vita e al suo fianco, sul pavimento, un elmo. Appoggiato alla gamba destra del duca, leggermente arretrato, c’è il figlio Guidobaldo in abiti eleganti: egli veste una “pellanda” ricoperta di perle e sfoggia due ametiste di colore viola sul petto e sulla fronte. Impugna il bastone del comando con chiaro riferimento al suo futuro ruolo. Federico sta leggendo un grande manoscritto e di fronte a lui, sulla testa del bambino, è possibile riconoscere una mensola sulla quale è posto il copricapo ecclesiastico della mitra. Il ritratto di Federico rientra nella tipologia della ritrattistica ufficiale di rappresentanza ed infatti presenta l’uomo come valoroso guerriero, principe colto e padre amorevole.”

Da questo esempio si desume come la descrizione completa di un’opera per essere corretta e completa, abbia bisogno non solo di un’attenta osservazione ma anche di un’approfondita conoscenza dei simboli e dei contenuti: questa è l’iconologia, ciò che vedo arricchito di ciò che so.

Nella didattica col metodo Diario Visivo ogni lezione teorica ha sempre una parte laboratoriale utile al consolidamento delle conoscenze ma anche alla trasformazione di quelle in competenze. Per questa ragione dopo questa lezione teorica, frontale ma partecipata, presento ai ragazzi il Trittico dei Frari. Anche in questo caso li invito a osservare il quadro e descrivere quello che vedono, senza dare nessun tipo di informazione. Questa parte di lavoro viene svolta a coppie e per iscritto.

In seguito leggiamo insieme l’articolo che descrive il trittico e compiliamo la scheda di analisi dell’opera distinguendo questa volta le informazioni tra iconologia e iconografia.

E’ possibile consultare la descrizione dell’opera di Bellini nell’articolo: Essere Benedetto. La storia nella storia del Trittico dei Frari dove troverete anche materiale utile a svolgere la lezione in classe.

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  1. Essere Benedetto. La storia nella storia del Trittico dei Frari. – Diario Visivo - […] storia qui presentata è collegata a Perché é importante insegnare a distinguere iconografia e iconologia. Entrambi gli articoli presentano…

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