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Inventare storie con le sculture

La sirena di Niki de Saint Phalle. Non è certo una novità stimolare la creatività partendo dalle opere d’arte. Esistono tantissimi romanzi basati su questa strategia. Oggi vi spiego come mi muovo io. Innanzitutto è necessario far comprendere il maccanismo ai nostri ragazzi. E lo si può fare solo partendo da esempi. Io parto con […]
Niki de Saint Phalle

Scritto da Federica Ciribì

Sono Architetto e Dottore di ricerca in Recupero Edilizio ed Ambientale. Sono abilitata all’insegnamento di “Arte e Immagine” e di “Disegno e Storia dell’Arte” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e all’insegnamento di “Costruzioni, tecnologia delle costruzioni e disegno tecnico” presso l’Università degli Studi di Pisa.

Pubblicato il 14 Marzo 2023

La sirena di Niki de Saint Phalle.

Non è certo una novità stimolare la creatività partendo dalle opere d’arte. Esistono tantissimi romanzi basati su questa strategia.

Oggi vi spiego come mi muovo io.

Innanzitutto è necessario far comprendere il maccanismo ai nostri ragazzi. E lo si può fare solo partendo da esempi. Io parto con la lettura ad alta voce di una storia come questa. Non faccio nessuna anticipazione: non presento né l’artista, né l’opera d’arte, semplicemente proietto l’immagine della scultura sulla LIM. In questo modo i ragazzi si concentrano sull’ascolto del racconto e sull’osservazione della scultura, senza farsi influenzare da eventuali “dati di contesto”, come il periodo storico di realizzazione o dati biografici relativi all’autore o al soggetto.

Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely, Fontana Stravinsky, Parigi

Quindi faccio compilare un organizzatore grafico con 8 spazi, utilizzando la tecnica del questioning, per riassumere la trama della storia. Ogni spazio corrisponde a una domanda: Chi? Che cosa? Dove? Quale? Perché? Quando? Quanti? Come?

L’organizzatore grafico ha anche un spazio dedicato alla riproduzione/interpretazione dell’opera.

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Ripeto questo esercizio almeno un paio di volte, con un paio di storie simili a questa, prima di fare inventare a loro un racconto partendo da un quadro o da una scultura (che siano sempre sconosciuti alla classe).

Buona sperimentazione nelle vostre classi (anche coi più piccoli della Scuola Primaria) e buona lettura!

Un pescatore per Thalassa

In fondo all’oceano viveva Thalassa, una sirena molto particolare. Aveva lunghi capelli rossi con riflessi dorati, una corporatura morbida e avvolgente e indossava originali abiti che si cuciva da sola e con i quali nascondeva le squame. Viveva lontano dalle sue colleghe  che pensavano solo ad affascinare i poveri marinai con i loro canti melodiosi e poi ad attirarli negli abissi. Thalassa cantava stonato e aveva un brutto carattere, ma sperava di sedurre anche lei un uomo e di farlo innamorare, perché sotto il suo temperamento vulcanico, anche lei sognava l’amore… 

Una mattina, mentre seguiva la scia di un branco di delfini, Thalassa si perse in una laguna.  Non si era mai spinta così vicino agli uomini, in acque mezze dolci e mezze salate e perse l’orientamento. Iniziò a nuotare a dorso per tenere la testa fuori dall’acqua, si spaventò, ebbe paura, e distratta, rimase impigliata nella rete dei pescatori. Provò in ogni modo a liberarsi e invocò anche l’aiuto di un pesce sega ma nessuno la sentiva e la aiutava. Le maglie della rete si stringevano attorno a lei e finì per essere trascinata a riva dai pescatori. Per fortuna, un uomo passò e districò le corde che la imprigionavano.  Liberata, Thalassa si alzò a sedere. “Non aver paura” mormorò l’uomo che aveva un aspetto gentile.  “Sono solo un pesca…..” Mentre pronunciava queste parole, la mano della sirena lo bloccò con un sonoro ceffone sul viso. “Tu e le tue reti maledette!” imprecò.  “Avrei potuto perdere la vita” 

L’uomo aveva sentito mille e una storia di sirene e non ne aveva mai visto una prima!!! Quel giorno non solo le conobbe ma scoprì anche che avevano mani agili e veloci. 

Thalassa si infilò in mare e scomparve sul fondo dell’oceano, senza ringraziare. 

Nei giorni che seguirono, una volta passato il malumore, Thalassa incominciò a pensare al suo salvatore. Non riusciva a toglierselo dalla mente. Impossibile dimenticarlo. Convinta che l’avesse stregata, tornò nella laguna. Trovò il pescatore mentre stava trascinando a riva una pesante rete di conchiglie. Come un siluro, piombò su di lui. Colpì il povero uomo così forte che tutte le conchiglie volarono in aria. Il pescatore fece appena in tempo a riprendere i sensi quando Thalassa lo accusò di averle fatto un incantesimo. Lei, di solito così indipendente e intelligente, era sopraffatta dal ricordo di quell’uomo! “Anche io penso solo a te!”  esclamò il pescatore con una risata. Confusa, Thalassa si scusò sinceramente e per farsi perdonare gli rivelò la posizione di relitti di galeoni pieni di tesori. L’uomo le mostrò in cambio libri pieni di foto delle meraviglie della terra: i boschi, le montagne, la neve. La sirena ne rimase incantata e scoprì che aveva finalmente trovato il suo amore. Ma poiché lei non poteva vivere sulla terraferma e lui non poteva vivere in fondo al mare, e poiché l’amore vero si fonda sul rispetto, Thalassa e il pescatore continuarono a incontrarsi al calar della notte in riva al mare e quando non potevano farlo, si rivedevano nei sogni. Vissero così, liberi e felici, innamorati per sempre.

Qui trovi un altro laboratorio ispirato alle Nanas.

3 Commenti

  1. Silvia

    Chiunque abbia scritto questo racconto, ha capito tutto sull’amore sano. Una rivisitazione della sirenetta in chiave non tossica e tragica anderseniana e neanche edulcorata disneyana, bensì reale e contemporanea!
    Penso che Niki de Saint Phalle approverebbe molto!

    Rispondi
    • Federica Ciribì

      Grazie Silvia, sono felice che questa storia ti sia piaciuta. L’ho presa da un libro francese: Mes tableaux à histoires – Tome 2, Les émotions, di Bernard Villiot, Vanessa Hié

      Rispondi
  2. Amelia Bilzi

    WOW!

    Rispondi

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