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Quello che i quadri non dicono

Ci sono storie che sui libri di arte non finiscono. Eppure sono storie alla stregua di tutte le altre. Perché ognuno di noi è una storia ed ognuno di noi […]
Camera Picta Andrea Mantegna

Scritto da Federica Ciribì

Sono Architetto e Dottore di ricerca in Recupero Edilizio ed Ambientale. Sono abilitata all’insegnamento di “Arte e Immagine” e di “Disegno e Storia dell’Arte” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e all’insegnamento di “Costruzioni, tecnologia delle costruzioni e disegno tecnico” presso l’Università degli Studi di Pisa.

Pubblicato il 12 Settembre 2021

Ci sono storie che sui libri di arte non finiscono. Eppure sono storie alla stregua di tutte le altre. Perché ognuno di noi è una storia ed ognuno di noi dovrebbe avere il diritto di scriversi o di “essere scritto”. Per questo voglio parlarvi di Dorotea Gonzaga, voglio che sappiate di lei, lei che non solo non è citata nella maggior parte dei libri di storia ma che non è neppure stata dipinta nella Camera Picta da Andrea Mantegna. Un’operazione colossale quella di Mantegna per i Gonzaga ma anche quella di Ludovico II Gonzaga per Andrea Mantegna che non era solo un abilissimo pittore, il migliore artista quattrocentesco del Nord Italia secondo Philippe Daverio, ma era anche costosissimo e molto pretenzioso. Ma questa è un’altra storia.

Camera Picta Andrea Mantegna
Camera Picta, Andrea Mantegna, Castello di Mantova – Wikipedia, Public domain, via Wikimedia Commons


Mentre studiavo la Camera Picta o Camera degli Sposi, mi ha molto incuriosito il fatto che nel celeberrimo ritratto di famiglia non fossero stati dipinti tutti i figli di Barbara di Brandeburgo e Ludovico II.

Ci sono i coniugi, c’è addirittura il cagnolino Rubino, la nana di corte Lucia, amatissima dai marchesi, ma mancano all’appello alcuni eredi. In particolare mi è saltata agli occhi la mancanza all’appello di Dorotea. Si narra che lei fosse la più bella delle sei figlie dei marchesi: i signori di Mantova avevano avuto undici figli, lei era la sesta e nacque il 6 dicembre 1449.

Dorotea Gonzaga
Dorotea Gonzaga (?), di Piero del Pollaiolo

Mi sono domandata come mai proprio Dorotea “la più bella” mancasse dall’affresco e fosse stata esclusa dal ritratto di famiglia. Gli storici parlano della ragazza come di un animo inquieto ma è certo che Barbara fosse assai fiera della bellezza di sua figlia, tanto da prometterla in sposa a Galeazzo Maria Sforza, figlio di Francesco, Duca di Milano.

Entrambe le famiglie erano interessate a legarsi reciprocamente e la piccola Dorotea aveva solo un anno quando fu stabilito che avrebbe dovuto sposare Galeazzo Maria. Barbara aveva già tessuto legami con gli Sforza anni addietro provando a maritare la primogenita Susanna proprio con Galeazzo Maria.

Il tentativo era poi fallito poiché all’età di tre anni a Susanna era comparsa la gobba. E Francesco Sforza aveva sciolto il contratto prematrimoniale, chiedendo Dorotea al posto di Susanna. Uno Sforza non poteva certo rischiare di generare una stirpe di invalidi.
Che la gobba fosse ereditaria era evidente: Ludovico II Gonzaga ne era affetto e prima di lui ne aveva sofferto sua madre Paola Malatesta di Pesaro.


Dorotea visse la sua breve esistenza sotto i riflettori perché sapeva che all’età di quindici anni avrebbe dovuto superare la visita “medica” da parte degli Sforza: essi avrebbero verificato prima del matrimonio e “come da contratto”, che la sua spina dorsale fosse “dritta”, senza la gobba. I fidanzati si incontrarono per la prima volta nel 1459. Dorotea era felicissima.

Galeazzo Maria mandava all’amata lettere e doni splendidi. Era un eccellente soldato, valoroso politico e abile diplomatico. Era l’uomo che ogni giovane sognava di sposare. All’età di diciassette anni egli fu spedito in Francia e represse l’aristocrazia che si era ribellata a Re Luigi.

Galeazzo Maria Sforza
Galeazzo Maria Sforza, di Piero Pollaiolo

Fu così che iniziarono le pene di Dorotea, fu così la Francia si innamorò di questo valoroso combattente italiano. O meglio, fu così che il re di Francia iniziò a desiderare di imparentarsi con Galeazzo. A nulla valse l’impegno di Ludovico II Gonzaga per accelerare le nozze. Dorotea fu sottoposta a visita medica e le fu diagnosticata una irregolarità alle spalle, una era più alta dell’altra. Il matrimonio fu annullato e Galeazzo sposò Bona Savoia, cognata del Re di Francia.


Il dolore di Dorotea fu insopportabile e si chiuse in convento dove morì di malaria nella notte tra il 19 e il 20 marzo 1467, prima di compiere diciotto anni.


La storia vuole che Galeazzo, informato per la morte di Dorotea, volle conoscerne le cause e sapere di più sulla ex fidanzata: gli fu risposto che il giorno della morte la giovane era più bella che mai e che la causa del trapasso era stato il crepacuore.

Una storia tristissima quella di Dorotea, una giovane che per tutta la vita ha dovuto sopportare il peso del “giudizio”.
Una storia che insegna tanto a ognuno di noi, una storia attuale, troppo spesso ancora all’ordine della cronaca dopo quasi seicento anni.


Una storia che ci insegna a fare storia e a fare storia dell’arte non solo da quello che vediamo nei quadri ma anche e soprattutto da quello che nei quadri non c’è.

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