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Storie d’arte e d’amore. Oscar Kokoschka e Alma Maria Schindler

La storia d’amore tra Alma Maria Schindler e Oscar Kokoschka iniziò nel 1912. Alma era una delle donne più belle di Vienna, colta, ricca, conosciuta in tutti i salotti della […]
Oskar Kokoschka, La sposa del vento, 1914, olio su tela, 180x220cm, Basilea, Kunstmuseum

Scritto da Federica Ciribì

Sono Architetto e Dottore di ricerca in Recupero Edilizio ed Ambientale. Sono abilitata all’insegnamento di “Arte e Immagine” e di “Disegno e Storia dell’Arte” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e all’insegnamento di “Costruzioni, tecnologia delle costruzioni e disegno tecnico” presso l’Università degli Studi di Pisa.

Pubblicato il 18 Gennaio 2024

La storia d’amore tra Alma Maria Schindler e Oscar Kokoschka iniziò nel 1912. Alma era una delle donne più belle di Vienna, colta, ricca, conosciuta in tutti i salotti della città per la sua splendida voce. Da ragazza era stata fidanzata con Gustav Klimt, contrariamente al parere dei suoi genitori che avevano fatto in modo che questa relazione finisse. Alma aveva così sposato Gustav Mahler, il personaggio più in vista della capitale austriaca, direttore dell’Opera di Corte. Il matrimonio fu purtroppo breve e quando Alma e Oscar si incontrarono, lei era da poco rimasta vedova, aveva 33 anni, il pittore 27. 

La loro relazione fu fin da subito tormentata. L’artista era gelosissimo, ossessivo e forse temeva di non meritarsi una donna così affascinante. Egli era alto, aveva gli occhi un po’ strabici e le orecchie a sventola, i capelli tagliati a zero, le mani sempre arrossate e soprattutto era una testa calda, un ribelle, un attacca brighe. La donna si innamorò di questo uomo per l’aura di fascino che emanava quando faceva la cosa che sapeva fare meglio, dipingere.

Dopo due anni burrascosi, Oscar chiese a Alma di sposarlo. Lei gli rispose pretendendo una prova d’amore: il pittore avrebbe dovuto dipingere un vero capolavoro.

Fu così che Oscar comprò una tela enorme e la tagliò delle dimensioni di un letto matrimoniale: 180 x 220 cm. Chiese alla donna di posare per lui e si mise al lavoro. Era il gennaio 1914. Furono mesi intensi: aveva deciso che avrebbe disegnato entrambi ma iniziò da Alma senza sapere bene dove sarebbe andato a parare. Alla fine del novembre dello stesso anno il quadro era concluso e la donna non poté che constatare che si trattava di un autentico capolavoro. Nell’opera Oscar e Alma giacciono abbracciati in quello che avrebbe dovuto essere un letto ma che in realtà sembra una barca trascinata dal vento, in mezzo alle onde. La donna ha i capelli sciolti, gli occhi chiusi e sembra addormentata sul petto dell’uomo. Questo invece è sveglio e con lo sguardo fisso e vuoto, punta lontano.

Quando il poeta espressionista Georg Trakl, amico del pittore, vide l’opera, scrisse i versi che poi diedero il titolo al quadro: 

“Su livide rocce
precipita, ebbra d’amore
l’ardente sposa del vento” 

Georg Trakl

Ed è proprio “La sposa del vento” infatti, il nome scelto da Oscar.

Quello sguardo puntato verso l’infinito, i colori freddi e lividi, furono un triste presagio: il loro amore stava finendo e la Prima Guerra Mondiale era alle porte. 

La relazione tra i due fu interrotta bruscamente da Alma che nel frattempo aveva conosciuto l’architetto Walter Gropius, uomo meno irruento e più riflessivo, che stava diventando una celebrità a Vienna ed aveva da poco inaugurato le Officine Fagus, una fabbrica con facciata in acciaio e vetro che passerà alla storia come il primo esempio di architettura moderna.

Oscar vendette il quadro e coi soldi comprò un cavallo e una divisa. Non gli importava nulla della guerra, tuttavia si arruolò nell’esercito. Di lui dissero che voleva solo morire. Presto un soldato russo gli sparò: la pallottola lo colpì alla testa. Lo stesso soldato infierì sul corpo oramai a terra, forandogli un polmone con una baionetta. Fu portato in salvo dai compagni all’ospedale militare. Si diffuse la falsa notizia che il pittore era morto. Alma andò nello studio di Oscar, trovò le pareti dipinte di nero, ultimo disperato sfogo dell’artista prima di partire per il fronte. La donna portò via le lettere che gli aveva scritto e i suoi ritratti, oltre un centinaio di disegni.

Non lo volle rivedere mai più. Il pittore fu sull’orlo della follia. Gli mancava Alma, gli mancava poterla dipingere. Fu così che si fece costruire una bambola a grandezza umana, con le sembianze della donna e iniziò a vivere con questa. La portava addirittura in carrozza, nei caffè ma soprattutto la ritraeva. L’ultima opera che realizzò con questa modella speciale è “Donna in blu” che fu anche esposto alla Biennale di Venezia del 1922 con il titolo “Mania, anagramma di Anima”.

Alma significa Anima e con questa opera, ritenuta l’ultimo ritratto della Schindler, Oscar si liberò finalmente dall’ossessione per l’amata. La pittura fu veramente per lui esternazione dei sentimenti e possibilità per conoscersi e conoscere il mondo.

Da quel momento l’artista iniziò a viaggiare per l’Europa, l’Africa del Nord, il Medio Oriente, dipingendo meravigliosi paesaggi, ripresi spesso dall’alto, visioni sconfinate impossibili all’occhio umano, dipinte con colori leggeri.

Alma morì a New York nel 1964. Oscar morì a Montreux, in Svizzera, nel 1980.

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