Accesso ai Contenuti Riservati


Diario Visivo, la questione linguistica

Diario Visivo non è il taccuino dello scrittore e nemmeno lo sketchbook dell’artista. Diario Visivo è un “metodo” per educare ed educarsi alla bellezza. In quanto “metodo”, Diario Visivo ha […]

Scritto da Federica Ciribì

Sono Architetto e Dottore di ricerca in Recupero Edilizio ed Ambientale. Sono abilitata all’insegnamento di “Arte e Immagine” e di “Disegno e Storia dell’Arte” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e all’insegnamento di “Costruzioni, tecnologia delle costruzioni e disegno tecnico” presso l’Università degli Studi di Pisa.

Pubblicato il 12 Dicembre 2020

Diario Visivo non è il taccuino dello scrittore e nemmeno lo sketchbook dell’artista. Diario Visivo è un “metodo” per educare ed educarsi alla bellezza.

In quanto “metodo”, Diario Visivo ha finalità e obiettivi  e non vanno confusi.

Le finalità del metodo sono trasversali e riguardano risultati complessivi, somma di diversi interventi, progettati per accompagnare il ragazzo e l’adulto nel proprio percorso di crescita e cambiamento e riguardano il benessere, la consapevolezza di sé, la scoperta e  l’utilizzo dei propri talenti (per nominare i principali).

Gli obiettivi sono quelli esplicitati ai discenti e riguardano i cosiddetti comportamenti terminali attesi nel soggetto.

Come ogni altro metodo, Diario Visivo si avvale di una serie di “strumenti” pensati per il raggiungimento degli obiettivi e per la stimolazione del pensiero creativo.

Il fondamento teorico del metodo Diario Visivo, infatti, poggia sulla convinzione che tutti gli esseri umani siano dotati di creatività e che sia necessario aumentare gli stimoli visivi per favorire nuove connessioni tra conoscenze pregresse ed esperienze in atto, al fine di allargare gli orizzonti, superare i propri limiti e innescare positivi e consapevoli processi di cambiamento. 

Gli stimoli visivi sono fondamentali in tutti i percorsi di crescita: quello visivo è il linguaggio più arcano, quello che, se siamo fortunati, ci appartiene per primo e per tutta la vita. Sia Sigmund Freud che più recentemente Edward De Bono, Antony Brandt e David Eagleman hanno evidenziato questo passaggio nei loro scritti. 

Aumentando gli stimoli visivi si favorisce l’educazione alla bellezza: quest’ultima non corrisponde soltanto all’allenamento nel riconoscimento di cose e oggetti belli o che percepiamo piacevoli, non significa necessariamente insegnare a formulare una scala di valori e una gerarchia di giudizi (questo è bello, mi piace; quello non è bello, non mi piace), ma significa piuttosto educare alla sperimentazione di una dinamica personale che dalla percezione conduce all’elaborazione prima e all’interpretazione poi dell’io e del mondo. Significa educare alla sperimentazione della meraviglia. 

Io credo che gli adulti in generale, e tutti i professionisti che si muovono nel campo dell’educazione in particolare, non possano fermarsi alla trasmissione e valutazione di conoscenze e competenze, ma debbano piuttosto favorire nei giovani la riflessione sull’io, stimolandoli a produrre meta-cognizioni che li aiutino a formarsi nella propria identità. Credo inoltre che gli adulti possano farlo meglio e in maniera più consapevole, ri-educandosi essi stessi: riappropriandosi del proprio tempo, dedicandolo al pensiero, ritornando a osservare, a leggere, a scrivere, a disegnare; sperimentando per primi la bellezza e la meraviglia, sino a diventare per i giovani adulti significanti.

Semir Zeki, celebre neuroscienziato dell’University College of London, ha dimostrato con TAC e risonanze magnetiche cerebrali che la radice oggettiva della bellezza esiste, è riconosciuta da tutti e si può trovare ovunque. Compito dell’adulto e dell’educatore non è solo indicare il percorso per il riconoscimento di tale “bellezza”, ma è anche suggerire la riflessione necessaria a distinguere tra essenza e manifestazione della stessa e spronare la ricerca nel quotidiano della corrispondenza tra bellezza e bontà: non si tratta di un nostalgico ritorno alla Grecia classica, ma piuttosto una riflessione su come il benessere di ognuno possa contribuire all’equilibrio del nostro sistema e alla riscoperta di una cittadinanza veramente “etica”. Dice Etty Hillesum nel suo celebre Diario: “Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso.”

Parole chiave

Articoli correlati

Diario Visivo, il metodo

Diario Visivo, il metodo

Diario Visivo nasce dal mio percorso come insegnante di Arte e Immagine e come formatrice in corsi per adulti. La...

La didattica col Diario Visivo

La didattica col Diario Visivo

Intervento a Sfide – 22 novembre 2020 Diario Visivo nasce nel laboratorio di arte della mia scuola e nasce...

Diario Visivo® 2023© Vietata la copia